In Africa, Asia ed America Latina, gruppi di produttori si sono da tempo organizzati nel tentativo di sfuggire ai meccanismi perversi del commercio internazionale. I paesi del Sud del Mondo sono usciti dal "colonialismo delle cannoniere" per entrare nel neocolonialismo della dipendenza del mercato internazionale, nel quale i prezzi dei produttori del Sud sono stabiliti totalmente dal Nord.
Il Commercio Equo e Solidale intende fornire canali di diffusione per i loro prodotti, evitando il ricorso ad intermediari o grossisti locali, rafforzando le esperienze di chi lotta per l'affermazione della propria dignità umana.
La creazione di un mercato alternativo per tali prodotti è un passo concreto a favore dell'attuazione di leggi commerciali che contribuiscono ai processi di liberazione dei Paesi Produttori e per divulgare nei Paesi consumatori una diversa consapevolezza sul rapporto Nord-Sud.
Il mercato alternativo non segue logiche caritative o assistenziali, ma costruisce rapporti paritari, tra uguali, con i fornitori dei prodotti.
Partendo da queste considerazioni in molti Paesi europei si sono da tempo sviluppate forme di commercio alternativo volte ad incentivare uno sviluppo autonomo più giusto e solidale.
Ma sviluppo significa anche modificare il nostro modo di consumare acriticamente prodotti senza chiederci da dove provengono, chi e come li produca, se il produttore è stato giustamente pagato per il suo lavoro e se la loro produzione ha creato danni ambientali. Pertanto l'obiettivo primario del progetto del Commercio Equo e Solidale è realizzare un legame diretto tra i produttori del Sud e consumatori del Nord che determini una coscientizzazione critica del consumatore parallelamente ad una modifica integrale del rapporto di scambio con il produttore.
[ Inizio pagina]Il consumo critico è un comportamento che consiste nel comprare un prodotto sulla base non solo del prezzo e della qualità, ma anche in base all'impatto ambientale e sociale. Le valutazioni possono essere svolte sia sul prodotto che si vuole acquistare, sia più in generale sul comportamento del produttore o del gruppo industriale cui appartiene. Dall’interazione sinergica delle azioni svolte nei rispettivi campi (produzione, regolamentazione, distribuzione di servizi, controllo consapevole) può venire un nuovo modello di consumo sostenibile, che riesca a rafforzare coesione e benessere sociale in risposta a limiti ambientali e sociali.
Le nostre azioni, che avvengono in una parte del pianeta avranno, in virtù dell'attuale interdipendenza, ripercussioni (di vario segno) anche in un altro angolo del pianeta stesso, in tempi relativamente brevi. Per rendersi conto della crescente interdipendenza globale, basta controllare le etichette dei nostri vestiti o dei nostri televisori ed in tal modo rendersi consapevoli dell'incidenza che gli acquisti hanno su paesi e persone "distanti da noi".
Il problema principale, per chi decide di consumare criticamente, è quello dell'informazione: cercare e pretendere trasparenza è fondamentale, cominciando con lo scartare quelle aziende che non danno chiarezza sui propri prodotti. Reperire informazioni non è sempre facile, per questo ci permettiamo di consigliare l'utilizzo della "Guida al consumo critico"(consultabile anche nella bottega) a cura del Centro Nuovo modello di Sviluppo edita dalla EMI, che raccoglie informazioni dettagliate sulle imprese che incontriamo più frequentemente nel corso della nostra spesa quotidiana.
Non bisogna pensare che le imprese siano insensibili all'azione dei consumatori. Esse sanno benissimo che il mercato sta affinando una sensibilità maggiore verso questi temi, poiché, a prescindere dalla tipologia di prodotto, l'immagine è importante per vendere e la cattiva pubblicità è il nemico numero uno delle imprese.
[ Inizio pagina]Il progetto del commercio equo e solidale rispetta i seguenti criteri:
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